Abrogare lo split payment o, comunque, rendere l’IVA una partita contabilmente neutra prevedendo, per le imprese soggette “a monte” allo split payment, l’applicazione del reverse charge “a valle” anche sulle forniture.
È una delle proposte “anticrisi” avanzate dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) e inserite nel primo numero di una collana che ha voluto sviluppare per offrire uno strumento semplice e agevole, di immediato utilizzo, per affrontare alcuni nodi fondamentali per lo sviluppo e il bene sociale.
Nel primo numero l’Ance affronta il tema delle crisi d’impresa, un fenomeno che sta dilagando sempre di più nel settore delle costruzioni, e sta creando ingenti danni alla collettività: i lavori vengono sospesi, i cantieri si fermano, le imprese muoiono e i lavoratori vanno a casa.
Tra le cause principali di questo caos, i Costruttori hanno puntato il dito contro il D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) che avrebbe “fornito un eccezionale contributo allo stato di caos attuale” rilevando, però, molto più ingenerale anche altre cause. “Sicuramente, la normativa è contraddittoria, poco chiara, incompleta e ridondante. Inoltre, l’apparato amministrativo è alla paralisi: per il pubblico funzionario conviene molto di più non firmare piuttosto che firmare. Risultato: la collettività subisce un danno; i lavori vengono sospesi, i cantieri si fermano, le imprese muoiono e i lavoratori vanno a casa“.
Come uscirne? Ecco di seguito le proposte illustrate nella Guida che hanno l’obiettivo di tracciare una possibile via d’uscita.
1. Evitare il contagio delle imprese sane
La partecipazione alle gare di imprese fallite o in concordato in continuità costituisce un fenomeno distorsivo del mercato che penalizza le imprese sane. Queste ultime, infatti, non possono disporre di forme di protezione dai creditori analoghe a quelle che accompagnano le procedure liquidatorie.
Proposta
2. Non fermare i cantieri
Quando l’impresa affidataria fallisce, nel contratto, subentra la seconda classificata.
Proposta
Il secondo classificato, per subentrare, deve poter eseguire i lavori alle condizioni da lui stesso offerte in gara.
3. Pagare le imprese nei tempi previsti in Europa
Serve una normativa sulle modalità di pagamento del corrispettivo in linea con le norme europee.
Proposta
In applicazione della direttiva UE sui ritardi di pagamento (Dir. UE 2011/7/11) va ribadito che i pagamenti non possono superare i 30 giorni complessivi, decorrenti dalla maturazione del diritto dell’appaltatore.
4. Adeguare il corrispettivo agli aumenti eccezionali dei materiali
Le imprese non possono sostenere l’onere economico derivante dalle fluttuazioni eccezionali dei materiali da costruzione utilizzati nel corso dei lavori, soprattutto quelli di durata pluriennale.
Proposta
Va sancita l’obbligatoria previsione di clausole di revisione dei prezzi nell’ambito dei contratti stipulati post Codice 50. Inoltre, occorre assicurare che le rilevazioni effettuate dagli organi a ciò deputati (Provveditorati, Istat e Unioncamere) siano effettivamente aderenti alle oscillazioni di prezzo riscontrate sul mercato, al fine di scongiurare il rischio che le imprese subiscano aggravi economici nella realizzazione delle opere.
5. Il contenzioso va deciso in tempi brevi
Occorre definire con certezza e velocità il contenzioso nel corso dei lavori. L’eccessiva durata della fase di risoluzione delle controversie indebolisce le imprese, che non vedono soddisfatte in tempi congrui le loro legittime richieste.
Proposta
6. No allo split payment
Lo split payment provoca un aumento esponenziale del credito IVA, con tutte le difficoltà di recupero tempestivo dello stesso. L’estensione della fatturazione elettronica è già un’arma sufficiente per la lotta all’evasione IVA.
Proposta
Bisogna abrogare lo split payment o, comunque, rendere l’IVA una partita contabilmente neutra prevedendo, per le imprese soggette “a monte” allo split payment, l’applicazione del reverse charge “a valle” anche sulle forniture.
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