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Ambiente, Circolari

Abusivismo edilizio, Legambiente: l’80% degli edifici è ancora in piedi

25 Settembre 2018
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In Italia sono 71.450 gli immobili colpiti complessivamente da ordinanze di demolizione ma più dell’80% sono ancora in piedi. Le aree più coinvolte sono quelle costiere: in media ogni comune sulla costa è interessato da 247 ordini di abbattimento.

Questi alcuni dati contenuti nel dossier di Legambiente “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni nei comuni italiani” realizzato dall’associazione a partire dai dati forniti da 1.804 comuni italiani (il 22,6% del totale), con una analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, ad oggi.

Abusivismo edilizio: i numeri delle mancate demolizioni

Secondo il dossier, in Italia risultano essere stati abbattuti solo 14.018 immobili rispetto ai 71.450 colpiti complessivamente da ordinanze di demolizione negli ultimi 15 anni: appena il 19,6% delle case dichiarate abusive.

Valutando il rapporto tra ordini di demolizione e abbattimenti, la performance migliore è quella del Friuli Venezia Giulia, con il 65.1%; quella peggiore è della Campania, con il 3% di esecuzioni. Se si considera il numero assoluto di ordinanze, allora la prospettiva si corregge: il Friuli Venezia Giulia ha un tasso di demolizioni alto a fronte di un numero basso di ordinanze (l’1,1% a livello nazionale), mentre la Campania detiene il record di ordinanze, oltre il 23% del totale nazionale. Risultano buoni i risultati della Lombardia, che con il 6,9% delle ordinanze nazionali ne ha eseguite il 37,3%, del Veneto (9,5% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 31,5%) e della Toscana (7,1% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 24,8%).

Allarmanti i dati registrati nelle regioni storicamente più esposte al fenomeno dell’abusivismo: la Sicilia ha il 9,3% del totale nazionale delle ordinanze emesse e di queste ne ha eseguite il 16,4%, la Puglia ha abbattuto il 16,3% degli immobili colpiti da ordinanza che sono il 3,2% del dato nazionale, la Calabria, sul 3,9% delle ordinanze nazionali ha solo il 6% delle esecuzioni.

L’abusivismo lungo costa è sempre stato quello quantitativamente maggioritario e lo confermano anche i dati sugli abbattimenti: se nei comuni dell’entroterra la media delle ordinanze di demolizione è di 23,3 a comune, spostandosi al mare, il dato decuplica, arrivando a 247,5 ordini di abbattimenti.

Immobili abusivi e acquisizione nel patrimonio pubblico

Non solo non si demolisce ma neppure si acquisisce al patrimonio pubblico come prevedrebbe la legge: appena il 3,2% di questi immobili risulta trascritto dai Comuni nei registri immobiliari.

Secondo la legge il patrimonio edilizio abusivo colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge è a tutti gli effetti proprietà del Comune che lo demolisce in danno dell’ex proprietario o può destinarlo a usi di pubblica utilità.

Legambiente, però, registra che negli uffici comunali preposti quasi nessuno esegue queste prescrizioni, visto che rispetto ai 57.432 abusi non demoliti censiti da Legambiente solo 1.850 (appena il 3%) risulta oggetto di acquisizione al patrimonio comunale.

Così, lamenta l’associazione ambientalista, “le case restano nella disponibilità degli abusivi che ne godono senza alcun titolo e senza oneri, nell’indifferenza più totale. Una prassi consolidata, purtroppo, che però si scontra con l’applicazione della legge”.

Lotta agli abusi edilizi: una scelta impopolare?  

Il quadro complessivo che emerge del dossier conferma la sostanziale inerzia di fronte all’abusivismo e alle prescrizioni di legge rispetto alle procedure sanzionatorie e di ripristino della legalità. Gli abbattimenti, sembrano, secondo l’analisi dell’associazione, una facoltà per i Comuni.

Legambiente evidenzia che “abbattere una casa è, ancora oggi, politicamente e socialmente impopolare, per questo la giustizia stenta ad affermarsi in questo ambito”.

Per questo l’associazione chiede al Parlamento di intervenire con una proposta legislativa che renda più rapido ed efficace l’istituto delle demolizioni degli immobili abusivi.

Infine, Legambiente propone di istituire un fondo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2025 per completare l’esame delle pratiche ancora inevase e sepolte negli uffici comunali e per far emergere tutti gli immobili non accatastati.

Abusi edilizi: un ddl per contrastarli

Per favorire il ripristino della legalità e dare più efficacia alla lotta all’abusivismo edilizio Rossella Muroni, deputata della Commissione ambiente della Camera, ha presentato il ddl 413 che modifica in modo strategico la normativa di settore.

La proposta di legge intende apportare le modifiche normative necessarie a superare le difficoltà finora emerse nell’attuazione delle norme in vigore e a introdurre ulteriori previsioni normative finalizzate a rendere più efficace e tempestiva l’azione di contrasto dell’abusivismo edilizio, potenziando i poteri delle autorità preposte, ridefinendo disposizioni e tempi per le attività di demolizione e prevedendo sanzioni più severe, fino alla misura estrema dello scioglimento dell’ente locale inadempiente sul fronte delle demolizioni e del completamento dell’esame delle domande di sanatoria edilizia.

 

relazione legambiente

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