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Circolari, Lavori Pubblici

Investimenti per le infrastrutture, a rischio stop il Fondo da 83 miliardi di euro

17 Aprile 2018
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Il Fondo Investimenti da circa 83 miliardi di euro, 46 della prima tranche e 36 della seconda, rischia di non produrre nessun risultato. Almeno per il momento. Colpa della norma che lo ha istituito (l’articolo 1, comma 140 della Legge di Bilancio per il 2017 – L.232/2016) giudicata illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza 74/2018 perché non prevede un confronto con le Regioni.

Fondo Investimenti, prima tranche da 46 miliardi di euro

La Legge di Bilancio per il 2017 ha previsto una dotazione iniziale di 46 miliardi di euro per il Fondo Investimenti (1.900 milioni di euro per l’anno 2017, di 3.150 milioni di euro per l’anno 2018, di 3.500 milioni di euro per l’anno 2019 e di 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032).

Il dpcm 21 luglio 2017 ha ripartito le risorse tra una serie di capitoli di spesa, tra cui trasporti, viabilità e mobilità sostenibile, infrastrutture, prevenzione dal rischio sismico, edilizia pubblica e scolastica, difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche, riqualificazione delle periferie, rimozione delle barriere architettoniche, ricerca, attività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni e informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria.

Fondo Investimenti, seconda tranche da 36 miliardi di euro

La Legge di Bilancio per il 2018 (L. 205/2017) ha rifinanziato il Fondo Investimenti con altri 36 miliardi di euro. A febbraio il Presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni, ha firmato il dpcm per la ripartizione delle risorse.

Nella ripartizione sono state adottate alcune priorità, privilegiando i settori cultura, istruzione, ricerca, sicurezza e ordine pubblico. All’edilizia scolastica e universitaria e alla ricerca sono stati destinati 4,2 miliardi di euro.

Fondo Investimenti, il ricorso alla Corte Costituzionale

Sulla scia di quanto già fatto con il programma “Scuole Innovative”, la Regione Veneto ha impugnato l’articolo 1, comma 140 della Legge di Bilancio per il 2017 davanti alla Corte Costituzionale.

Secondo la Regione, “il Fondo è destinato a finanziare programmi presentati dalle Amministrazioni centrali dello Stato, ma che intervengono anche in settori che investono direttamente le competenze concorrenti delle Regioni, senza però prevedere alcun coinvolgimento delle Regioni interessate”.

A eccezione dell’informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria, gli altri interventi finanziabili, sostiene il Veneto, interferiscono su materie di competenza concorrente come la ricerca scientifica e tecnologica, le grandi reti di trasporto e di navigazione, il governo del territorio, la Protezione Civile e l’edilizia scolastica.

Fondo Investimenti, Corte Costituzionale: ‘coinvolgere le Regioni’

La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso presentato dal Veneto spiegando che “la disposizione impugnata prevede un fondo plurisettoriale destinato a essere ripartito tra i ministeri in base ai programmi da essi presentati. Il fondo istituito è unico, ma è destinato in realtà a finanziare distintamente plurimi settori di spesa, tanto è vero che lo stesso comma 140 ipotizza l’adozione di più decreti ai fini della sua attuazione”.

Tuttavia, fa notare la Corte Costituzionale, trattandosi di materie che investono la competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni, la legge avrebbe dovuto prevedere “il coinvolgimento degli enti territoriali nell’adozione dell’atto che regola l’utilizzo del fondo”.

La Corte Costituzionale ha concluso giudicando illegittimo il comma 140 “nella parte in cui non richiede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale, per violazione degli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 Cost. e del principio di leale collaborazione”.

Investimenti per le infrastrutture, cosa accadrà?

Al momento c’è incertezza sulle ripercussioni della sentenza della Corte Costituzionale e si rischia di rallentare la ripresa economica.. La dichiarazione di illegittimità potrebbe implicare il divieto di spendere le risorse stanziate. Questo perchè la ripartizione decisa con i due dpcm probabilmente sarebbe stata diversa se il Governo avesse chiesto il parere delle Regioni.

C’è però chi dà alla sentenza un’interpretazione più rassicurante. La Corte Costituzionale ha stabilito che sono fatti salvi i procedimenti in corso qualora essi incidano su diritti costituzionali delle persone. Questo potrebbe portare a ritenere “salvi” ad esempio gli interventi di messa in sicurezza antisismica o di rimozione delle barriere architettoniche.

In mancanza di certezze, però, molti Enti potrebbero bloccarsi per paura di spendere risorse che rischiano di essere revocate.

sentenza

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